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BREVE STORIA DEGLI SCACCHI

a cura di Angela Diaco, classe II n.o. a.s. 2012/13.

Le origini degli scacchi si perdono nell’antichità e nessuno può dire con assoluta certezza dove e quando furono inventati.

Pur non essendo riusciti a scoprire chi ne sia stato il geniale inventore, si è stabilito, con una certa sicurezza, che il gioco è apparso presumibilmente 1500 anni fa in India con il nome di Chaturanga; da qui, intorno al VII secolo, si sarebbe poi diffuso in Persia ed in altre regioni asiatiche. Sembra infatti che dal termine persiano Sah-mat, che significa “il Re è morto”, sia derivata l’espressione “Scacco Matto” e si è certi che né gli egizi, né i greci, né i romani conoscessero gli scacchi.

In verità, usarono dei tavolieri per giochi simili alla dama. Le figure dei pezzi degli scacchi a quell’epoca raffiguravano personaggi diversi da quelli a cui siamo abituati noi oggi, ad esempio l’alfiere era indicato con la figura dell’elefante, e anche il loro movimento era molto diverso.

Essi si muovevano tutti allo stesso modo, cioè in avanti e per stabilire di quante caselle dovessero avanzare si lanciava il dado. Secondo molti ricercatori, in India si svolgevano partite a scacchi con quattro giocatori che disponevano i pezzi ai quattro lati della scacchiera: due giocatori avevano i pezzi bianchi e si alleavano nello scontro con gli altri due, che tenevano i pezzi neri. Nell’alto medioevo, intorno al IX secolo, gli scacchi giunsero anche in Europa dove furono conosciuti prima a Costantinopoli e da lì furono esportati dagli arabi anche in Spagna ed in Italia, da dove i crociati, ritornando in patria, li diffusero anche in Germania ed in Francia, in questo peregrinare dalla Persia all’Europa.

Del gioco furono modificati sia i nomi dei pezzi che i loro movimenti; in particolare, fu eliminato l’utilizzo dei dadi per il loro spostamento, in quanto la Chiesa Cristiana riteneva il gioco dei dadi un gioco d’azzardo e quindi proibito. Gli Spagnoli furono dapprima cultori appassionati del nobil gioco e poi divennero esperti. Infatti, le prime pubblicazioni scacchistiche furono fatte proprio nella penisola Iberica.

Campioni spagnoli furono: Lucena nella fine del 1400 e Ruy Lopez nel 1600 (inventore della partita spagnola o anche detta appunto Ruy Lopez). Anche gli italiani coltivarono con ardore gli scacchi e tanto vi progredirono da diventare maestri ai diversi popoli del continente. Nel frattempo, il gioco orientale si era ulteriormente trasformato nelle regole, nell’azione e nel nome dei pezzi. Pregevoli e sempre citate sono le opere di Horatio Gianutio della Mantia (1597), Alessandro Salvio (1634), Pietro Carrera (1617), Ercole del Rio, ossia l’anonimo modenese(1750), Giovan Battista Lolli (1763), Domenico Ponziani (1769 e 1782), Carlo Cozio (1766). Marco Girolamo Vida scrisse sugli scacchi nel 1527 un elegante poemetto in versi in latino: ''Lo Scacchia Ludus'' assai bene tradotto in versi in italiano dall’abate G. Bianchi.

L’Italia dall’epoca del Rinascimento fino alla fine del secolo XVIII, è stata una nazione di spicco nel gioco degli scacchi e questo soprattutto grazie a figure come Leonardo di Bona da Cutro, detto il “Puttino”, perché basso di statura, Paolo Boi, Gioacchino Greco detto il Calabrese e parecchi altri celebri giocatori, i quali non solo scrissero mirabili opere sul nobil gioco, ma furono essi stessi campioni dell’epoca girando diversi paesi nei quali trovarono ospitalità presso i propri mecenati. Nel secolo XIX cominciò però la decadenza degli scacchi in Italia, nonostante in alcune città si continuasse a giocare molto, come a Mantova. Dalla seconda metà del secolo XVIII, gli scacchi giunsero ad altissimo splendore in Francia. Alcuni scacchisti francesi, in quel periodo, diedero sviluppo alla diffusione del gioco e alla nascita delle regole odierne: da citare è il nome di A.D. Philidor, grande musicista e ottimo giocatore di scacchi, che diede alle stampe verso la fine del 1700 la prima pubblicazione sul gioco che ebbe eco mondiale e fu tradotta in molte lingue.

Egli diede anche la definitiva conferma alle regole tuttora in vigore. Subito dopo la Francia e soprattutto verso la metà del secolo XIX, gli scacchi ebbero grandissima diffusione anche negli altri paesi europei, quali Inghilterra, Germania, Russia e America settentrionale. In quel periodo l’Inghilterra con H. Staunton e la Germania con campioni come Anderssen e Steinitz, hanno potuto vantare i migliori giocatori d’Europa, ma è stato l’americano Paul Morphy ad essere definito giocatore dell’era moderna, il più grande, altresì, che sia comparso al mondo dal “Puttino” in poi.

Nel 1859, appena ventenne, egli giunse in Europa e vinse quanti gli si posero innanzi, tra cui lo stesso Anderssen, ritenuto il più forte giocatore del vecchio continente. Nella seconda metà del XIX secolo, essendosi ormai grandemente accresciuto il numero dei cultori degli scacchi, si sono moltiplicate anche le pubblicazioni di opere importanti, le quali hanno via via mirato sempre di più ad approfondire l’analisi del gioco. Sempre in quel periodo, sono sorti i primi giornali periodici, molti dei quali dedicavano appositi spazi per recensioni di eventi scacchistici, analisi, partite e notizie varie sui giocatori e nascevano nel contempo le prime associazioni scacchistiche. Fiorirono, anche, i tornei e con essi l’invenzione dell’orologio degli scacchi, il cui utilizzo fu reso obbligatorio proprio per rispettare dei tempi di gioco che, altrimenti, sarebbero potuti essere troppo lunghi.

Nel 1866 in un match giocato in Germania, Whilelm Steinitz sconfiggendo Anderssen si definì primo “Campione del Mondo”. Con lui nasce il campionato mondiale degli scacchi. Steinitz difese il titolo più volte, fino a capitolare soltanto nel 1894 contro un altro giocatore tedesco, Emmanuel Lasker, il quale detenne il titolo fino al 1921, anno in cui venne sconfitto in un tesissimo match giocato all’Avana contro il grande campione cubano Josè Raul Capablanca.

In Russia, dopo la rivoluzione d’ottobre del 1917, Stalin impose come insegnamento ed educazione delle masse  il gioco degli scacchi, che in breve tempo divenne sport nazionale dando così origine alla cosiddetta scuola sovietica che ha prodotto tutti i campioni del mondo dal 1927 in poi (famoso fu Alexander Alekhine). Escluse sono le parentesi del 1935 in cui l’Olandese Max Euwe strappò il titolo ad Alekhine per poi riperderlo l’anno successivo sempre con lo stesso scacchista e del 1972 in cui il campione statunitense Robert James (Bobby) Fisher, in piena guerra fredda, tolse il titolo a Boris Spassky in un match giocato nella città di Reykyavik e ripreso dai media di tutto il mondo.

Tra i più famosi scacchisti della storia ricordiamo Garry Kasparov e Anatolij Karpov , che da sempre si sono sfidati. Il loro primo match è avvenuto a Mosca nel 1984 fino ad arrivare a quello del 2009 tenutosi a Valencia. Ben 25 anni di continue sfide ad alta tensione fra i due. Alla fine,vinse Karpov ma Kasparov resta, comunque, una leggenda degli scacchi. Pur essendoci una grande rivalità fra i due, con un rapporto teso e conflittuale,vi fu un reciproco rispetto (Kasparov ha più volte espresso la sua stima per la grande forza di Karpov, “l’unico giocatore al mondo che capisce gli scacchi quanto me”).

Altro nome importante nella storia degli scacchi, cui non si può non citare è Viswanathan Anand che conserva lo scettro di campione del mondo di scacchi. L'indiano ha avuto la meglio sull'israeliano Boris Gelfand vincendo uno dei quattro tie-break disputati a Mosca nel 2012.

Dall’India si passa in Norvegia con Magnus Carlsen, giovane scacchista.

Diventato “Grande Maestro” nel 2004, all'età di 13 anni fu il terzo più giovane giocatore ad aver raggiunto questo titolo.

È stato definito "il Mozart degli scacchi" per il precocissimo talento e per la apparente naturalezza con cui ottiene i suoi alti risultati.

Nella lista FIDE di gennaio 2010 ha raggiunto un Elo di 2810 punti, al 1º posto della graduatoria mondiale. All'età di 19 anni, è stato il più giovane giocatore a raggiungere la prima posizione nella classifica mondiale. La rivista Time a pochi giorni dalla pubblicazione della nuova lista Elo FIDE, gli ha dedicato un articolo con intervista.

Ha vinto per tre volte (2009, 2010, 2011) il prestigioso Oscar degli scacchi assegnato dalla rivista 64.

Ed infine in Italia, con Fabiano Caruana che è il più giovane scacchista italiano ad avere conseguito il titolo di “Grande Maestro”, ottenuto nel 2007 a soli 14 anni. Dal 2008 è caposquadra della nazionale scacchistica italiana. È stato il primo giocatore italiano a superare la soglia dei 2700 punti Elo, raggiunti nella classifica di settembre 2010. Nella lista Elo di dicembre 2012 ha 2782 punti, punteggio che gli assegna il 5º posto nella classifica assoluta e il 1º posto nella classifica Junior (under 20).

Oggi il gioco è intrapreso da molte persone. C'è chi lo fa per hobby, c’è chi lo fa per passione, ma anche per lavoro. E chissà che un giorno i nostri compagni del Liceo San Nilo di Rossanoricopriranno un ruolo importante nella storia degli scacchi!

Sognare non costa nulla…  Ad maiora semper!

“Gli scacchi sono un unico nesso cognitivo, una circostanza in cui arte e scienza si uniscono nella mente umana e vengono poi raffinate e potenziate dall’esperienza”. (Garry Kasparov, Gli scacchi, la vita. 2007)