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LA CALABRIA CHE VORREI

La situazione è grave”.” E’ allarme rifiuti”. Sono frasi che sentiamo e leggiamo ogni giorno, ma c’è di più. La situazione infatti non è solo grave ma è persino ridicola, umiliante, assurda. E’ ridicola, umiliante e assurda dal momento che, al danno di dover gestire i rifiuti di più di 36 comuni in una discarica che a malapena riesce a contenere quelli prodotti da Rossano e Corigliano, si aggiungono le beffe. Quali beffe? La beffa di consegnare della potenziale ricchezza, tutta nostra, ad altri paesi. La beffa di essere presi in giro, ancora una volta, da mezza Europa perché siamo indietro anni luce sul tema ecologia e perché non sfruttiamo le nostre grandi capacità. Di quali ricchezze stiamo parlando? Quelle dei rifiuti naturalmente. Sì, i rifiuti potrebbero serbare per noi grandi ricchezze. Il problema è che la Calabria non riesce a fare suo questo concetto, spesso per indiscusse questioni di mentalità ma soprattutto a causa degli interessi di pochi. Il problema della mentalità poi non è sicuramente un fenomeno tutto calabrese ma è un fenomeno che riguarda un’intera generazione cresciuta, con le solite dovute eccezioni, senza l’educazione, il rispetto e l’empatia nei confronti della natura. Pensiamo infatti a quando, non troppi decenni fa, proprio in quella Calabria oggi tanto criticata per l’allarme rifiuti, erano sufficienti un addetto, un asino e tanto buonsenso per fare la differenziata in modo efficiente. Dunque allora la mentalità era inconsapevolmente ecologica, avevamo uno spontaneo rispetto per la natura senza bisogno di regolamenti, accordi internazionali e protocolli di Kyoto. La Calabria che vorrei riparte da quel livello di civiltà che ci apparteneva e educa noi ed i suoi giovanissimi abitanti al rispetto e, dove possibile, all’amore per la natura. La Calabria che vorrei non si limita a promuovere in noiosi convegni l’ecologia nelle scuole ma confida nelle famiglie che sono il primo nucleo di una società civile. I calabresi che vorrei non giocano più a scaricabarile, si assumono la propria responsabilità tutti, dall’ingenuo studente al politico più influente. I calabresi che vorrei non sono egoisti, guardano gli interessi della propria regione prima dei loro con la consapevolezza che operando per il bene della propria terra arricchiscono se stessi ma anche la società e rendono migliore il futuro mondo che abiteranno i figli. I giovani calabresi che vorrei dicono “tocca a noi” e per primi danno vita al cambiamento. Infine, la Calabria che vorrei deve solo imparare che <<dal letame nascono i fiori>>.

Isidoro Gedeone