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La Calabria che vorrei

Da sempre la Calabria è riconosciuta per essere la regione “mafiosa” in cui paura e delinquenza percorrono province, città e strade di tutti i paesi, non lasciando indenne neppure la più remota periferia, neppure la più dimenticata dal mondo – ma non dimenticata dalla mafia. Questa è sempre in agguato, pronta a servirsi e ad usurpare ogni bellezza di questa splendida regione, che gode non solo di meraviglie naturali ma che è anche ricca di un passato leggendario.

Ma, se tutti i suoi cittadini, se ogni singolo individuo si ribellasse e cercasse di liberarla da questo ordigno sempre pronto ad esplodere, se lo Stato stesso e tutte le istituzioni potessero liberarsi da questo circolo vizioso, se questo costante feudalesimo potesse cessare di esistere, che mai nessuna rivoluzione è riuscita a disinnescare, allora sarebbe proprio “la Calabria che vorrei”.

Una Calabria che lotta contro le ingiustizie, una Calabria che urla contro i soprusi, una Calabria che non sottostà ad alcun tiranno, una Calabria capace di ribellarsi perché vuole essere migliore. Quindi migliorare le sue strutture, migliorare gli apparati e gli organi statali prima di tutto, e far risorgere la fiducia nello Stato e nelle istituzioni.

La Calabria, la Magna Grecia, per troppo tempo ha odiato l’amore per la polis, per la giustizia e per la democrazia; da troppo tempo ha messo da parte i valori di ogni singolo cittadino.

Una serie di iniziative lasciano pensare che un passo alla volta ci si sta muovendo da questa posizione di stallo; ad esempio l’incontro in data 26 marzo del nostro Premier a Scalea, in provincia di Cosenza, dove si era recato a visitare l’Istituto Comprensivo Statale “Gregorio Caloprese”. Il Premier è stato contestato dai genitori e dai precari della scuola che l’hanno accolto con fischi e striscioni di protesta. “Torna a casa Renzi! Nel tuo programma non c’è la parola Sud”.

Eppure senza demordere il premier ha proseguito nella sua contestazione enunciando che bisogna “raccontare meglio la Calabria”. “Quando si parla di Calabria vengono per prima cose in mente i problemi”.

Ma quale rispettabile Calabrese non vorrebbe parlar bene della sua amata terra e vederla libera da tutta questa indecenza che è la mafia? Chiedetelo a un Calabrese onesto che ogni giorno, con grande sforzo arriva sul posto di lavoro (perché i mezzi di trasporto sono pessimi) e vuole dimostrare di voler cambiare e migliorare questa terra.

La speranza la si vede in quei giovani che promuovono iniziative come “Musica contro le mafie”, che si fa strada fra le scuole educando i giovani di oggi ad un domani migliore. Proprio come ha detto Renzi nel suo discorso a Scalea, “c’è una situazione difficile di criminalità, che bisogna contrastare proprio a partire dai giovani”.

Un barlume di luce in questa oscura terra, che nasconde e macabri misteri e meravigliosi reperti storici, tra le sue folte foreste e le sue spiagge dorate, la speranza dei giovani che non si arrendono.

Ilenia Lardino