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MALALA YOUSAFZAI: UN ESEMPIO DA SEGUIRE.

La storia di Malala Yousafzai è semplice e al contempo straordinaria.

Siamo nella valle di Swat, in Pakistan. Qui i talebani vogliono legittimare la guerra e il potere mediante la volontà di un Dio oscuro e violento. I talebani fanno paura a tutti, anche agli americani in Afghanistan.

Malala ha 12 anni e scrive. Sono le parole di una bambina che può imbracciare solo la penna e pochi libri per protestare contro una legge che dice alle donne di coprirsi e stare ferme sotto il controllo degli uomini. Malala continua a scrivere e lo fa per tre lunghi anni. Racconta la guerra vista dai piccoli: la natura distrutta dalle bombe, il divieto di uscire in strada, la nostalgia per le feste di paese e le passeggiate dopo cena.

Malala consegna alle pagine del suo diario anche la gioia estrema che prova quando il preside, con qualche insegnante coraggioso, decide di sfidare l’editto degli estremisti islamici e richiama tutti a scuola.

La voce della ragazzina di quindici anni si leva per esprimere la felicità che offre la libertà di crescere e di imparare a difendersi con la conoscenza.

Ma ai talebani è proprio questo che non piace: la cultura perché, si sa, essa rende liberi ed autonomi e ciò alle donne in Pakistan non è concesso.

I talebani ritengono giusto che le ragazze non vadano a scuola ma Malala si oppone perché la passione e la voglia di studiare sono immense. Lei desidera con ardore realizzare il suo sogno: diventare medico, esser capace di regalare un sorriso ad un bambino che non vuol prendere la medicina perché troppo amara e di guarire le ferite di tutti coloro che giungono da lei.

Ma il 9 ottobre 2012 tutto cambia nella vita della coraggiosa ragazza.

Quella giornata inizia come tutte le altre. Malala si reca a scuola. Per lei è un giorno importante in quanto ha degli esami da sostenere ma non è preoccupata, perché è molto brava. L’edificio scolastico non dista tanto da casa sua. La madre, però, non vuole che lei vada in giro a piedi da sola ed incita la figlia a prendere l’autobus assieme alle sue amiche. Infatti, nell’ultimo periodo, avevano ricevuto molte minacce dai talebani dal momento che la scuola che tutte le ragazze frequentavano era stata fondata dal padre di Malala e quest’ultima è considerata una rivoluzionaria perché combatte per la diffusione libera della cultura. E’ questo parlare, è questo opporsi alle regole che ai talebani non va giù. Pertanto, essi decidono di agire. D’improvviso l’autobus su cui viaggia Malala si ferma e un giovane barbuto sale su iniziando a cercare la fragile, e allo stesso tempo forte, Malala. Nessuno risponde alle domande dell’uomo. Nessuno sembra conoscere quella ragazza che lui sta cercando. Tutti hanno una gran paura. Paura di morire lì e in quell’istante. Malala resiste e stringe forte la mano della sua migliore amica che è spaventata quanto lei ma non la lascia da sola neanche un attimo. L’uomo barbuto si avvicina e riconosce, dallo sguardo, la giovane.

Estrae fuori una pistola e gliela punta contro. ‘‘Spara’’-avrebbe voluto dire Malala- ma resta in silenzio. La mano dell’uomo trema, forse neanche lui voleva compiere davvero quel gesto. Eppure lo fa. Colpisce Malala e la sua migliore amica, Moniba. Da qui urla, terrore, paura, ansia, preoccupazione da parte di tutti. Malala viene portata ad un piccolo ospedale lì vicino. Le sue condizioni sono gravi, ma non disperate. Malala guarisce e con lei la sua amica; insieme riprendono ad andare a scuola ma i talebani sono sempre lì pronti ad attaccare. E’ per questo motivo che Malala scrive un’autobiografia intitolata ‘Io sono Malala’. Vuol far sapere a tutto il mondo quanto sia importante la scuola e con essa la libertà.

La sua lotta continua. Il suo messaggio di speranza giunge perfino ai giornali italiani. Malala non si ferma. Malala è coraggiosa: “tutti hanno il diritto di andare a scuola e di essere liberi”.

Spesso, noi ragazzi sottovalutiamo l’importanza che ha la scuola. Ci scoraggiamo subito se abbiamo troppi compiti; ci lamentiamo del greco, del latino, di storia dell'arte. Gettiamo subito la spugna se un problema di algebra non ci riesce e chiudiamo subito il libro di storia perché ci annoia e pensiamo che il passato, ormai, non conti più. Molte volte non comprendiamo quanto siamo fortunati a vivere in Italia, ad avere una casa accogliente, amici che ci vogliono bene. Ma soprattutto non apprezziamo la grande opportunità che quotidianamente ci viene offerta: quella di andare a scuola e imparare ad imparare. La scuola è la chiave per essere felici: chi è curioso, chi ha fame e sete di sapere diventa libero e la libertà porta alla felicità. Molte volte andare a scuola viene visto come un obbligo. Vi sono ragazzini che non vanno a scuola e preferiscono lavorare nei campi rimanendo ignoranti. Ed è proprio questa ignavia che alimenta il sistema mafioso, la povertà del Paese e la malvagità. Malala Yousafzai è un esempio da seguire. E’ da questa storia che tutti noi dovremmo imparare che la scuola è un bene prezioso e va difeso affinché diminuisca la miseria degli animi e aumenti l’amore per la conoscenza.

Angela Diaco, III A